solo una bomba scoppiò

Erano gli anni delle bombe , quelle che non esplodevano mai.

Esistevano veri e propri specialisti che in cambio di favori si adoperavano per telefonare ai presidi delle varie scuole .
Erano indirettamente degli organizzatori di eventi , una loro telefonata ben fatta dava luogo a feste , gite .
Spesso nascevano amori in quei giorni .

Come in quel giorno di primavera del ‘1975.

La polizia arrivò con un due cellulari , erano una decina con dei cani lupo ed entrarono di corsa nella scuola tagliando in due parti la marea di studenti che affollava il cortile.
Dalle otto si trovavano lìi , il preside , spaventatissimo aveva impedito loro di entrare .
Di usanza , mentre i poliziotti rovistavano ovunque nella scuola alla ricerca della bomba i ragazzi se la spassavano divertiti , tutti sapevano che era uno scherzo e alcuni di loro ovviamente sapevano molto di piu.

Tranne quella mattina .
Alle 9,00 una fragorosa ’ esplosione interruppe il brusio degli studenti.

Una mezz’’ora prima Walter sedeva insieme a Milva sotto un ciliegio cresciuto in un rotondo prato in collina .
Da lì si poteva osservare la scuola e l’arrivo della polizia era sempre emozionante a vedere .
“ Cinema..questo è puro cinema…ma io farò di meglio “ promise a Milva.
Milva era una ragazza molto bella ma non aveva retto ad un forte dolore e aveva perso la parola . Da tre anni era muta .
I suoi occhi scuri tradivano l’allegria dei suoi ricci capelli e adorava Walter che tanto faceva per ridarle il sorriso .
“Chiudi gli occhi e aprili quando te lo dico io “ le disse Walter dopo averle delicatamente baciato le labbra.
Walter iniziò a correre scendendo dalla collina , la maglietta a righe si sollevava e scendeva lungo una magra schiena pallida e , una volta giunto sulla strada principale si indirizzò verso la scuola.

Gli occhi di Milva rimasero ubbidientemente chiusi.
Verso le 8,40 un paio di poliziotti uscirono dalla scuola seguendo il preside e si piazzarono davanti ad un gruppo di studenti.
Iniziarono ad interrogarli riguardo la telefonata , il preside sospettava la loro iniziativa dietro questa telefonata.
Uniti e compatti i ragazzi rimasero in silenzio notando Walter entrare veloce come un fulmine dentro la scuola con un ingombrante fagotto in mano.
Nessuno tranne loro parve notarlo.

“ Posso aprirli?..dai..posso? posso ..posso.. posso ?”
Domandò Milva a nessuno che potesse sentirla.

Una volta dentro l’androne , Walter puntò verso la palestra più piccola .
Le voci dei poliziotti unite a quelle dei loro cani rimbombava da qualche aula o qualche gabinetto. Aprì la porta che portava in cortile e si infilò tra i cespugli nel prato.
Velocemente slegò il suo grosso fagotto e iniziò a manipolare qualcosa con mani esperte.

Milva non resisteva più a stare con gli occhi chiusi e iniziò a diventare triste , la scena della morte del fratello le appariva non appena si spegneva ogni tipo di luce. Ora le lacrime le rigavano il volto.

La violenta esplosione la scaraventò all’indietro facendola sdraiare e rivolta verso il cielo aprì gli occhi terrorizzata.

Come uno stormo di uccelli fiori di tutti i colori smisero di volare verso il sole e invertirono la loro rotta scendendo verso la collina . Milva si ritrovò ricoperta di petali profumati e passando velocemente dallo spavento alla gioia urlò : Walterrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr !!!!!!!”
Si rese conto della voce ritrovata e urlò , urlò senza mai fermarsi .

Alle 9,15 i poliziotti caricarono Walter sul cellulare e lo portarono in questura.
Non svelò mai loro nulla , non svelò mai che le polveri usate per l’esplosione
Arrivavano dal deposito dove suo padre teneva i fuochi d’artificio.

Nessuno si accorse che quell’anno a San Giovanni i fuochi furono più brevi ma Milva riconobbe in quell’esplosione di fiori il ritorno alla vita.